mercoledì 8 dicembre 2010

Phnom Phen



Phnom Phen




Oggi è il primo giorno pieno in questa capitale, decido di passarlo a visitare la città.

Svegliarsi in questa guest house è proprio piacevole, ho il mio terrazzino con la sedia e il tavolino e davanti a me un panorama molto bello, non sembra neanche di stare in una capitale piena di grattacieli e traffico.

Preparo il mio zaino ed esco, qui a Phnom Phen oltre ai tuk tuk ci sono anche le moto taxi, decido di salire su una moto anche perchè non ho voglia di passare molto tempo nel traffico. Mi faccio portare in centro, in riva al fiume, così faccio colazione e poi inizio il mio giro.

Questa città è molto facile da girare, le strade sono tutte parallele e poi non hanno i nomi ma i numeri.

La città è molto caotica e piena di vita, molto bello scoprirla e girarla a caso, prendendo vicoli bui e piccolissimi o finire in mercati locali senza turisti.

Comincia a fare molto caldo, torno nella mia guest house a fare un riposino e poi nel pomeriggio esco e vado al russian market, è tutto dall’altra parte della città.

Cerco un moto taxi che mi porti e trovo lui, Ron, molto simpatico e faccia buona. Mi fa montare sulla sua moto nuova e guida da matto, salendo sui marciapiedi, prendendo le vie in contromano, ma tutto con estrema naturalezza. Mi parla molto e mi descrive la città, io per curiosità gli chiedo se ci sono degli orfanotrofi in giro che si possono visitare e lui stupito e felice mi dice che suo fratello lavora in un piccolo orfanotrofio in periferia. Per lui sarebbe un grosso piacere portarmi e farmi stare con i bimbi.

Arriviamo al market, faccio un giro per le mille bancarelle infinite, è il posto ideale per lo shopping da turista, è pieno di souvenir. Ci faccio un giro e scatto delle foto, dopo un oretta ritorno da Ron e mi faccio riportare alla guest house.

Ceno sul mio terrazzino e poi mi guardo le foto della giornata, sono abbastanza agitato per domani e non riesco a prendere sonno.

Penso a quanto sarebbe bello se IL FURGONE DEL SORRISO potesse aiutare a tanti bambini in giro per il mondo, mi addormento con questo pensiero, mi addormento sognando i ladri del sorriso in giro per l’Africa, l’India, Sud America a regalare sorrisi a più bambini possibili.


....Mi sveglio prestissimo, con Ron mi sono messo d’accordo di andare al mercato del riso per 50kg di riso per i bambini e poi andare a prendere anche le penne e i quaderni. Mi ha detto che all'orfanotrofio sono in 25 e quindi riesco a prendere un quaderno e una penna a ciascuno di loro.

Ci fermiamo in un posto per fare colazione e poi si parte.




Siamo ad una ventina di km dalla città, in mezzo a delle risaie si vede una struttura tutta blu, dentro ci sono 2 volontari occidentali che stanno li ormai da 2 settimane, il fratello di Ron e poi alcuni volontari locali.

Uno dei 2 volontari, un ragazzo tedesco mi da il benvenuto e mi fa fare un giro, mi fa vedere la camerata dove dormono i ragazzini, i due bagni senza doccia ma con il secchio e la cucina che è esterna. Chiedo come fanno ad finanziarsi e lui mi dice che hanno dei grossi sponsor tedeschi e altri piccoli sponsor in giro per il mondo, persone che mandano dei piccoli contributi mensilmente.

Sono una bella organizzazione e ci sono tanti volontari che vengono a trovarli.

Chiedo al ragazzo dove sono i bambini e mi dice che sono a scuola, è proprio li vicino, l’hanno costruita 2 anni fa e hanno 2 classi, possono andarci anche i bambini del villaggio e non solo, anche gli adulti per imparare a parlare l’inglese. Ci avviciniamo alla scuola e sento un grande chiasso, stanno giocando nel cortile, sono tutti bellissimi, appena mi vedono mi salutano, mi saltano addosso e iniziano a giocare con me, in molti parlano l’inglese, sanno dire le frasi base e con ognuno scambio qualche parola.

Poi gli metto in cerchio e cominciamo a giocare, giochiamo a ruba bandiera, io glielo spiego in inglese e loro fanno un casino. Ogni volta che chiamo un numero sono in 30 che corrono a prendere il fazzoletto. Dopo qualche prova ci capiamo e si può giocare.

Arriva la maestra e il maestro, si presentano con me e mi dicono che devono iniziare la lezione, la classe è all’aperto coperta da un tetto in alluminio e senza muri. Ci sono 2 classi e sono divise da un pezzo di stoffa. Oggi fanno inglese e la maestra mi chiede se anch’io mi siedo con loro, perchè fra poco arrivano quelli più grandi e hanno bisogno di fare conversazione.




Mi metto dietro ad un banco e faccio fatica a starci, tutti ridono per i miei movimenti clowneschi, poi mi metto a fare il serio appena arrivano i 2 ragazzi grandicelli. Con loro faccio conversazione per tutta la lezione, sono proprio simpatici e con l’inglese se la cavano, uno ha 14 e l’altro 12 anni. Lavorano tutti e 2 e oggi hanno il turno pomeridiano.

Finita la lezione la maestra dice ai ragazzi chi sono io e mi chiede di distribuire i quaderni e le penne. Tutti mi ringraziano, ringraziano al FURGONE DEL SORRISO che anche oggi è riuscito a regalare qualche sorriso.




Rimango ancora a giocare con loro e poi mi preparo per tornarmene in città. Mi sento al settimo cielo, per salutarmi fanno tutti il trenino con me e mi inseguono per un pezzettino di strada.

Torno nella mia stanza e non esco, sono apposto così. Mi guardo il tramonto e penso a come sarebbe bello poterlo fare veramente, IL FURGONE DEL SORRISO IN GIRO PER IL MONDO.




buonanotte ladri del sorriso


why not!?


mr.d

lunedì 6 dicembre 2010

Phnom Phen


Phnom Phen


Oggi la sveglia è tranquilla, ho il tempo di preparare lo zaino e fare colazione con calma.

Ho il pick up alle 9.00, ordino il mango shake, un omelette alla cipolla e pomodoro e controllo la mail sul computer. Ormai sono le 9.30 e il mio tuk tuk non arriva, non ho fretta , l’ho imparato da loro, ma il ritardo continua ad aumentare e ai 45min chiedo del mio tuk tuk. Mi risponde di non preoccuparmi che arriva. infatti alle 10.00 mi prende e mi porta al bus.



Phnom Phen si presenta con dei grossi grattacieli e tanto traffico. Si vede che è la capitale e si vede che siamo arrivati noi occidentali.

Scendo dal pullman e non ho la più pallida idea di dove andare a dormire. Sono in una città enorme e i tuk tuk driver mi offrono un sacco di guest house. Scopro che la miglior via per trovare qualcosa di economico è la via del prezzo, infatti le guest house con prezzi economici si trovano nella maggior parte in riva al lago e non lontano dal centro.

Per 5$ mi trovo in un posto meraviglioso, sono arrivato con il tramonto sul lago che mi da il benvenuto, in lontananza ci sono i grattacieli e la mia stanza è sul lago.

La zona è locale ma è frequentata da backpackers e residenti stranieri, soprattutto insegnanti di inglese.

Infatti passo la serata a chiacchierare con 2 ragazzi che insegnano, uno all’asilo e uno alle materne e il cugino di terzo grado di Marlon Brandon. E’ un posto molto chill out, un grosso terrazzo comune con bar ristorante, tavolo da biliardo e televisione con divani e poltrone stracomode in bambù.

Mi addormento nella mia stanza galleggiante, mi lascio cullare da Phnom Phen


good night


why not!?


mr.d


Angkor


Angkor


Oggi è il giorno dei templi di Angkor, il giorno che aspettavo. Mi sveglio alle 4am e salgo sulla mia Mountain bike con la torcia in testa e zaino in spalla.

Fuori è notte fonda, illumino la cartina e vedo che la strada è abbastanza lunga ma molto semplice. Faccio un paio di stradine e in un attimo sono fuori città, wooow davanti ai miei occhi c’è un cielo stupendo, è pieno di stelle...la strada davanti a me è dritta e mi permette di godere di questo spettacolo, una stella cadente mi saluta e io le sorrido...rimarrà nei miei pensieri tutto il giorno.



Mi dirigo subito al secondo tempio più importante, il Bayon, arrivo sbagliando strada e non mi rendo conto di esserci davanti finchè non leggo l’insegna...riesco a vedere l’entrata e mi incammino lasciando la bici. Ci sono dei scalini da fare e intorno a me ci sono un sacco di rovine. Pian piano il cielo comincia ad illuminarsi e tutto quello che mi circonda comincia a prendere forma e vita. Sono da solo, seduto su una rovina a vedere le facce delle divinità scoprirsi sui templi. Sorridono tutte e sono tantissime. MI rilasso e penso molto, quando la luce è abbastanza forte mi alzo e giro per tutti gli altri templi, percorro tanti km e mi fermo per una colazione. Sono pronto per vedere il tempio più famoso e tornare in città.

Arrivo in camera sudatissimo, mi riprendo con una doccia e riposo. Ma non per tanto, voglio uscire e farmi un ultimo giro per la città e mangiare in un ristorante con cucina khmer.





Mangio un khmer curry chicken molto buono e gustoso, fatto con il latte di cocco, curry, patate, carotte, zucca e altro...

Finito di mangiare trovo i ragazzi francesi in una via dove tutti i locali fanno la birra a 0,50$ per l’happy hour. Ci sediamo a bere e a raccontarci la giornata, scopro che mi è andata bene e che non ho speso 20$ per vedere i templi stamattina. Si vede che ci sono andato molto presto.

Mi saluto di nuovo con i francesi, è stato un piacere rincontrarli e domani si parte per Phnom Phen.



buonanotte stella...




why not!?


mr.d

sabato 4 dicembre 2010

Siem Reap


Siem Reap



Sono le 6 e io sono in piedi, mi tocca fare un bel pezzo in bici sulla brutta strada e con i miei due zaini. Ma il pensarci non mi scoraggia visto che il cielo è bellissimo, tutto azzurro con delle nuvole sparse qua e la che danno quella pennellata magica al quadro.

Mi tocca prendere anche la barca e poi un pullman che mi porterà al confine. Sono molto em

ozionato, non era nel mio piano fare anche questo paese, ma la lettura di Terzani e il fascino dei templi di Angkor mi ha hanno fatto venire l'appetito.

Questo paese ha una storia allucinante e molto affascinante, non ne sapevo molto ma in questo periodo mi sto interessando.

Le pratiche per il visto sono lunghe, quasi un’ora, e ad ogni foglio che ti consegnano da compilare ti chiedono un dollaro, più il visto che costa 23$.

Tirando fuori il mio passaporto al poliziotto il ragazzo dietro di me dice “ Te si italian anca ti?!” stupito dall’accento mi giro e gli dico “Ti te si veneto?”.

E’ Martino, un ragazzo vicentino che non conosco di persona ma “caso” vuole è il figlio del mitico Carletto di Fimon, il proprietario della mia osteria preferita nel Veneto.

Martino è un grande, un grande viaggiatore e una bellissima persona. Il suo viaggio è iniziato in giugno da Trieste, un viaggio speciale, un viaggio in bici. Ha fatto la Russia, Kazakistan, Cina e poi ha incontrato il suo compagno di viaggio per “caso” che invece voleva fare il Mekong in kayak. Martino da persona che segue la pancia decide di mollare la bici e proseguire a fare il fiume più importante e affascinante in kayak. Facciamo 3 ore in pullman insieme, lui mi racconta le sue avventure e i suoi progetti. Vuole arrivare in Vietnam e raggiungere l’oceano e poi volare in Australia a lavorare in fattoria e fare il formaggio.


“Carletto a te ghe proprio un bravo fiojo”...mi saluto con Martino mi faccio la foto con lui, così appena torno nel veneto mi faccio offrire la mia prima birra da Carletto dopo 10 anni che ci vado.

Il viaggio è ancora lungo e scopro che a Siem Reap arriveremo in tarda serata, io non ho prenotato la guest house e mi informo se qualcuno dei viaggiatori che ci sono con me lo ha fatto.

Indago i vari prezzi e decido di aggregarmi a due Svedesi.

Arriviamo verso l’una ed è tutto buio, odio viaggiare di giorno e arrivare la notte.

Non vedo l’ora di farmi la doccia e sdraiarmi sul letto. Il posto è molto pulito e sembra quasi un albergo. Riesco a farmi anche la barba visto che per quai 10 gg non mi sono mai visto allo specchio.

Mi distendo nel letto e sento un forte acquazzone, è proprio bello, sembra una sinfonia, è a mia prima pioggia in Asia ed è veramente romantica...


laku noc...



p.s. il mio ultimo giorno i Laos non ha parole ma solo le foto che ho pubblicato qualche giorno fa...un giorno indimenticabile


why not!?


mr.d


mercoledì 1 dicembre 2010

4000 island



Don Khon



Oggi mi sposto al sud, ai confini con la Cambogia, alle 4000 mila isole sul delta del Mekong, dicono che sia un posto dove rilassarsi e io proprio di questo ho bisogno. Prendiamo un pulmino con l’autista pazzo. Corre come un matto, e noi continuiamo a saltellare come palline, peccato che ad una grossa buca si apre il portellone e cade uno zaino di una francese, meno male che dietro di noi non c’è nessuno, Lo zaino lo recuperiamo un centinaio di metri dietro ed è squarciato perchè ha fatto dei salti sulla strada.
Arriviamo in riva al fiume e una barca ci porta sull’isola felice. Quella più tranquilla ma con le guest house, cioè dei bungalow sul fiume. I francesi visto che sono in coppia si prendono dei posti un pò più carini, io passeggio ancora una mezz’ora e trov un posticino veramente imboscato e molto tranquillo. Senza il bagno nel bungalow, con i muri in bambù e il tetto in paglia. Sono innamorato di questo posto, ho anche un mio terrazzino e la cosa più rilassante l’amaca.


Pranzo coni francesi e poi relax al bungalow obbligatorio, ci mettiamo d’accordo di fare aperitivo da me e poi cena in uno dei ristoranti sul fiume.
Prima dell’aperitivo mi godo il tramonto sulla mia amaca guardando i colori fuoco del cielo e del acqua.
Aperitivo super fantastico e poi cena tranquilla.
Torno nella mia reggia e non ho sonno, prendo una torcia e vado a guardare il cielo e mi siedo su un ponte ad osservare la dolce e soffice luna.

dolce notte isola felice



why not!?

mr.d

martedì 30 novembre 2010

Luang Prabang - Pakse



Luang Prabang - Pakse


Questa mattina mi sono svegliato prima del gallo. Mi viene da fare kirikiki a squarciagola, ma penso che non sia una buona idea. Questo pensiero mi da già positività e in un’attimo sono pronto per uscire. Lo zaino lo lascio e lo prendo dopo perchè ho prenotato il pick up.

Fuori fa freschino, la luce è ancora timida e c’è una leggera nebbiolina, qualcuno ha già il fuoco acceso e prepara il cibo, qualcuno è in giro con il pigiama. Sono tutti sorridenti e super attivi, faccio una passeggiata di 20min e incrocio Marco e Mario, i monaci non sono ancora usciti, ma la gente si sta preparando per donare il cibo, in maggior parte è sticky rice. Vedo anche però che in un’attimo siamo circondati da centinaia di turisti con le macchine foto in mano.

Dopo una mezz’oretta passata con un buon black Lao cofee vediamo le prime macchie arancioni muoversi in fila, da lontano sembrano una fiamma che taglia la via.

La massa di turisti si accalca per fotografarli e io cerco di evitare tutto ciò e mi metto in delle vie secondarie dove passano lo stesso ma non ci sono turisti.



Riesco a fare anch’io qualche scatto, ma rimango piuttosto ad osservare questa coda di drago arancione che si muove per la città raccogliendo e donando ai più poveri.

Verso le sette la strada prende un’altra aria, io mi saluto con Marco e Mario e mi faccio l’ultima colazione al fresh market dalla solita signora che mi versa il caffè senza che glielo chiedessi. Un gesto che mi fa piacere e ti resta in testa.

Il viaggio di oggi è uno dei più duri, mi devo spostare dal nord al sud e sono 24h di pullman. Il primo pullman ci impiega tra varie soste 10h per fare 360km, strada indimenticabile per la quantità di buche e l’impossibilità di dormire. Le altre 14h di viaggio sono su un’altro pullman, night bus con il letto, peccato che il letto è singolo ma ci devono stare 2 persone e a me mi tocca dormire con un americano di 2 metri, ho “dormito” come una mummia fasciata e a volte con il spiaccicato al finestrino, meno male che c’era la luna da guardare, così soffice e gialla.

Arriviamo per le 8 a Pakse, sono un pezzo di legno da buttare, ho tutti i muscoli duri e il collo distrutto. Ci sono altri backpackers e insieme a 6 di loro prendo un tuk tuk. Sono 3 coppie, 2 francesi e una svizzera. Sono simpatici e insieme cerchiamo la guest house. Ne troviamo una economica ma bisognava aspettare un’ora che si liberassero le camere. Giusto il tempo per fare colazione tutti insieme.

Sono dei ragazzi veramente in gamba, hanno quasi tutti la mia età tranne un ragazzo che ne ha 39. Una coppia è in luna di miele per 4 mesi per tutta l’asia del sud. Ora fanno Laos, Cambogia e poi su in Byrmania e concludere in Thailandia.

Finito di fare colazione ci si mette d’accordo di andare a fare una gita prima di pranzo. Lascio organizzare a loro, io sono distrutto, mi propongono: visita villaggio - cascate - campi di coltivazione del caffè per un prezzo ragionevole.

Alle undici mi stanno tutti aspettando, saliamo sul furgoncino e inizia il tour, andiamo a vedere delle cascate molto belle, non facciamo il bagno ma ci siamo rinfrescati lo stesso. Il posto dove siamo stati è super rilassante, infatti ognuno di noi si è scelto uno scoglio e ci siamo messi a pensare ammirando la meraviglia di questa madre natura. Come è potente, ti attira a se e non ti molla.


Dalle cascate facciamo una piccola sosta pranzo in un posto molto bello in mezzo alla foresta e poi ci fermiamo al villaggio dove vive una tribù che parla una lingua totalmente diversa da quella Laotiana e che svolgono delle cerimonie molto antiche. Ad esempi ci hanno fatto vedere delle bare scavate in tronchi di legno o altre cose sui sacrifici degli animali. Ma io non ho seguito la guida. Sono stato distratto da un gruppo dei bambini e mi muovevo con loro, non volevo disturbare la guida e glia altri e quindi mi allontano con i ragazzini. Tiro fuori il mio palloncino giallo e si gioco da matti, ad un certo punto gli altri mi chiamano per andare a provare del loro tabacco che fumano con una pipa di bambù con dentro dell’acqua. Sono seduti in cerchio sotto una casa, noi siamo all’esterno e ci passano la pipa.

Mi accorgo che tra di loro c’è un bambino che ha le mani e i piedi tutti rigidi, la bocca semi paralizzata, mi avvicino per giocare con lui, mi fanno spazio e sono anch’io nel cerchio. Quando mi avvicino il bimbo inizia a ridere, gli faccio le linguacce e gli tocco il pancino, scoppia dalle risate e io scoppio in pancia, mi vengono quasi le lacrime. Non riesco ad andare via, il bambino mi tiene per mano, gonfio un palloncino anche a lui e chiedo alla guida se sa cos’ha il bimbo. Mi dice che ha problemi di salute e non sa nulla di più, non è mai stato visitato da un dottore. Stringo ancora la pancia e cerco di resistere, mi faccio le ultime risate con lui e mi tocca andare via.


Salgo sul pulmino e non parlo più finchè non arrivo nella mia stanza per farmi una doccia fredda.

Ceno insieme ai ragazzi francesi e decidiamo di andare alle 4000isole insieme il giorno dopo.

Perfetto sono dei buoni compagni di viaggio. Torno nella mia stanza e mi addormento pensando al piccolo bimbo del villaggio.


buonanotte bambini



why not!?


mr.d

lunedì 29 novembre 2010

Luang Prabang 3rd day


Luang Prabang


Mi sveglio alle sei meno un quarto senza nessun problema, mi preparo e in 5 min solo al fresh market dove mi sono dato appuntamento con i ragazzi. Di loro neanche l’ombra, decido quindi di fare colazione al mercato al solito posto, dopo una mezz’ora arrivano i ragazzi e mi dicono che abbiamo perso i monaci. Per oggi niente da fare, erano già passati e loro gli hanno visti, ma era in un’altro punto della città.


Lo si farà domani prima di partire per Pakse, intanto parto alle 8 e posso facilmente essere alle 5.30 a vedermi i monaci.

Con i ragazzi si decide di andare alle cascate, sono a 32km e si deve andare in tuk tuk, almeno che uno non prenda la bici, ma è già tardi poi il caldo diventa insopportabile.

Per il tuk tuk siamo in pochi, quindi dobbiamo cercare qualcun altro per abassare il prezzo. Stiamo ancora al mercato e io scatto qualche foto ai bambini che fanno colazione prima di andare a scuola. Nel frattempo passa un argentino che l’altra sera avevo conosciuto e anche lui era interessato alle cascate, ci mancavano ancora 2 persone ma anche una bastava per avere un prezzo onesto.

Troviamo un thailandese che vive a Londra, un ragazzo super vivace e anche lui con la mia stessa macchina foto, io guardo le sue, lui le mie e anche lui mi chiede qualche consiglio.

Arriviamo alle splendide cascate, sono un paradiso, ci sono anche 3-4 vasche dove si può fare il bagno e i tuffi, non vedo l’ora. Però prima facciamo un giro arrivando fino al punto dove inizia la cascata, un dislivello di 100m ripidissimo, avevo le ginocchia che mi arrivavano al mento e sono arrivato su tutto fradicio e con i piedi a pezzi. Facciamo qualche foto paesaggistica, ma io mi stufo presto e voglio andare a fare i tuffi.



Siamo rimasti un tre quarti d’ora a tuffarci nell’acqua verde e non avrei smesso mai a tuffarmi appeso alla corda.

Torniamo in città giusto in tempo per rifugiarci all’ombra di un ristorante con wi-fi. Riesco ad andare a farmi la doccia ed essere pronto per l’ultimo tramonto in questa città e l’ultima cena con Marco e Mario.



Non facciamo tardi, abbiamo mangiato di nuovo il pesce, ora ho appena finito di fare lo zaino ed ogni volta sembra che ci sia più roba.

Il fagotto del Matto si sta riempiendo di esperienze nuove, colori, suoni e magie...adoro viaggiare seguendo il “caso”...





Laku noc Laos


why not!?


mr.d

Luang Prabang 2nd day




Luang Prabang


Alzarsi con il gallo kikirikiki non è male, nonostante avessi i tappi è riuscito a darmi l’input per alzarmi. Sentivo rumori di vita quotidiana dei vicini laotiani e incuriosito mi preparo ed esco con la mia macchina foto al collo.

Prima di iniziare a cercar di noleggiare una bici mi metto a fare colazione al fresh market. Posto ideale per osservare della vita locale. Ci sono i bambini in divisa scolastica a dare un mano ai genitori a montare le bancarelle, fanno colazione seduti su delle casse di frutta e poi si preparano per andare a scuola. La sera gli vedi invece al night market sotto la lampadina della bancarella a fare i compiti e nel momento in cui si avvicina un turista interrompono lo studio per contrattare il prezzo con una calcolatrice.




Trovo la bici in un’agenzia per 2$, mi segno bene sulla cartina dove si trova il posto in modo tale da non avere i problemi a ritrovare l’agenzia e inizio a pedalare facendomi rinfrescare dall’aria mattutina.

Attraverso alcuni ponti in bambù che mi fanno allontanare dalla città e passo in mezzo a villaggi dove le donne tessono la seta ai telai e le galline ti tagliano la strada. Sono proprio pazze, ho rischiato di prenderle sotto mille volte.

Sono sul lungo fiume, un affluente del maestoso Mekong e d’improvviso sento voci di bambini e cerco la loro provenienza, mi incuriosisce perchè stanno urlando da matti.

Le urla di gioia provengono dal fiume, proprio sotto di me, sono sulla pendenza della riva a fare gli scivoli bagnando il terreno e scivolando col sedere sulla camera d’aria di una bici. Guardarli è proprio divertente, sono pieni di fango e ogni tuffo è una risata generale. Non si accorgono di me, sono proprio presi dal gioco, mi avvicino passando di fianco ai loro vestiti e gli arrivo alle spalle con il palloncino giallo dicendo “Sabadì”, è il saluto laotiano, loro si girano e mi sorridono. Gli regalo il palloncino, lo tengono in mano a turno, si tuffano con lui e poi se lo passano.


Io gli osservo e fotografo, vorrei tanto farmi il bagno anch’io, ma sono senza costume e non mi va di andare in giro infangato visto che sono ad una 15 di km dalla città.

Dopo un pò sono in mezzo al fiume a passarsi il palloncino e continuare a ridere, io mi fumo una sigaretta osservando la loro felicità e torno in città salutandoli.

Arrivando in città trovo per caso Marco e Mario, si stanno rinfrescando i piedi nel fiume, gli raggiungo e anch’io mi rilasso.

Siamo tutti felici e positivi, loro sono riusciti a fotografare qualche volto interessante e io ho avuto un altro incontro speciale.

Si avvicina un ragazzino che vende dei souvenir, non so come ha fatto a vederci, prova a venderci qualcosina ma capisce che non siamo dei buoni clienti, vede in noi però la voglia di giocare e allora anche lui si toglie la maglia e si mette a giocare in acqua con noi.

Ci divertiamo tutti e 4, io regalo un’altro palloncino giallo e giochiamo a pallavolo come i bambini.

Anche lui, Hati, è riuscito a sentirsi bambino, con il suo povero inglese mi ha detto che ha 10 anni e che non va sempre a scuola, perchè deve lavorare.


Andiamo a mangiare e a ripararci dal sole in un ristorante in riva al Mekong, a tavola si parla di fotografia e Marco e Mario mi fanno molte domande, finito di mangiare è arrivato il momento di mettere in pratica la mini lezione. I ragazzi si lanciano con me e cercano di seguirmi, di scattare gli stessi soggetti e a volte invece ero io che dicevo cosa andare a fotografare, con la regola che se una persona ti sorride, significa che è pronta a farsi fotografare e tu ovviamente gli ringrazi e a volte scambi qualche parola o solamente un incrocio di sguardi e sorrisi.

Il pomeriggio fotografico è stato positivo ed è stato un bel modo come sempre a scambiare un sorriso.

Ormai è giunta l’ora del tramonto sul Mekong e sei sei a Luang Prabang non te lo puoi perdere.


Ci fermiamo a prendere un paio di birre in un chiosco e andiamo alle scale sulla riva. Oggi ai ragazzi voglio insegnare a fare la silhouette. Io faccio due scatti, quelli che volevo, l’uomo con la canna di bambù in mano in cima alla barca e di sfondo i rossi, arancioni, gialli del tramonto.

Poi mi siedo e mi carico di luce guardando l’orizzonte, anche i ragazzi si siedono e si godono questo momento.

Ci fa alzare la fame e la voglia di pesce buonissimo alla brace. Me ne mangio uno grossissimo con le bacchette e devo dire che è un’ottimo modo per gustarselo.

Ci diamo la buona notte in riva al Mekong dandoci appuntamento domani mattina alle 6.30 per andare a vedere i monaci prendere l'elemosina.

Marco e Mario mi salutano "buonanotte maestro" io rido...


Sabadì Laos...Sabadì sabadì





why not!?


mr.d


domenica 28 novembre 2010

Just a perfect day in Laos

La mia ultima giornata in Laos è stata perfetta e questa non la scrivo ma vi lascio guardare i miei scatti...

Semplicemente grazie Laos

se fai clik sulla foto la veidi più grande...provaci...
















FOTO DI DINO JASAREVIC

sabato 27 novembre 2010

Luang Prabang


21 novembre 2010

Luang Prabang

La sveglia naturale funziona, ho un’ora per prepararmi e fare colazione, oggi si parte per Luang Prabang.

Sono riuscito a tardare lo stesso, hanno impiegato più di mezz’ora a prepararmi una sempli

ce colazione.

Il viaggio dura 6 ore e sono solo 240 km, la strada sale sulle montagne e i villaggi che si incorciano sono tanti, ognuno con il suo piccolo mercato e le case quasi tutte in bambù. I bambini giocano per le strade, le donne puliscono i riso e alcune preparano il chilly da far essiccare. I tetti di paglia sono ricoperti di rosso e l’effetto è meraviglioso, peccato non si possa fotografare dal finestrino e tirare fuori la macchina foto è impossibile data la quantità di buche che incontriamo.

Ci fermiamo in mezzo ad un villaggio in montagna e incontro lineamenti del viso molto particolari, gli occhi e il naso sono schiacciati e tirati. Fotografo qualche volto interessante e sorridente e risaliamo sul pulmino per continuare a salire seguendo i mille tornanti. Meno male che non soffro del mal d’auto, a differenza della giapponese che mi sta seduta diffianco con la testa nel sacchetto.

Arriviamo all’ora perfetta, il tempo di trovare la guest house con il bagno in comune e sono già fuori che mi dirigo al fiume per godermi il tramonto sul Mekong. Faccio un super giro in riva al fiume sulla penisola e trovo il punto giusto per godermi il tramonto e la magica sequenza di colori e luce. Mi carica bene questo momento della giornata, il tramonto sul Mekong è tutto un’energia positiva. Mi rilasso e viaggio dentro me stesso. Mi sento felice e fortunato a vivere quest’esperienza del viaggio, sto imparando molto e mi aiuta a capire me stesso. Alla fine viaggiare da solo significa anche conoscersi e soprattutto correggersi. In un certo senso ti esplori, riconosci i tuoi limiti e stimoli la tua curiosità.

Il tramonto mi ha fatto venire fame, in città è cambiato tutto rispetto al mio arrivo, c’è il night market e le bancarelle sono infinite. Luci ovunque, mi sento piuttosto disorientato e sembra una nuova città.

Mi infilo in un vicolo, è la via delle delizie, barbaque ogni due passi, spiedini di carne, pollo, pesce, rane, buffet di no

odle dai mille modi. La cosa bella è che ci sono anche dei tavoli, cerco un posto e sento delle voci italiane, mi fermo da loro chiedendogli se hanno fotografato il tramonto. Così si inizia a parlare e alla fine anche a mangiare mille spiedini e beerlao.

I ragazzi sono proprio simpatici e delle persone positive che ti fanno stare bene, gli invito nella mia guest house a gurdare delle foto e bere del lao lao. E qui inizia il mio problema di disorientamento, è la prima volta che mi succede di non capire proprio dove è il posto che cerchi. Non riuscivo ad orientarmi, era tutto diverso, e quindi dopo un’ora e mezza, facendo tutto il percorso che avevo fatto durante la giornata al contrario, sbagliando mille volte la strada. Ma è stato interessante, perchè con Marco e Mario abbiamo parlato di molte cose.

Trovata la guest house ci mettiamo nel giardino a guardare le foto, i ragazzi mi fanno molti complimenti e rimangono in silenzio, mi chiedono se il giorno dopo ci vediamo e andiamo a scattare insieme per la città.

Una bella giornata, bella gente e la città è proprio positiva





why not!?


mr.d

martedì 23 novembre 2010

Vang Vien


20 novembre 2010

Vang Viene




Visto che sono andato a letto non tardi mi sveglio presto e prima della sveglia. Il programma di oggi è noleggiare un motorino e visitare i villaggi, le grotte e le cascate.

Per 4 dollari il motorino è mio per tutto il giorno, mi faccio lasciare la mappa e inizio. Oh my god, le strade sono tutte sterrate e io mi mangio un sacco di polvere. Il paesaggio intorno sembra quello di Pandora, montagne con alberi verdi giganti e sotto come un lenzuolo il giallo dei campi di riso.

Sono arrivato alle grotte, un gruppo di bambini mi ferma e uno di loro mi accompagna a vedere una grotta calcarea con un Budha gigante all’interno. La grotta è bellissima, devo strisciare come un soldato nel fango passare vicino a dei ragni enormi, ma le sale sono meravigliose. Il bimbo mi fa strada come se fosse casa sua e alla fine gli lascio un euro.

Da qui mi sposto alla laguna blu, ma prima di arrivarci becco un gruppo di ragazzini, mi fermo e inizio a giocare con loro. Gli gonfio subito un palloncino, giochiamo nei campi e uno di loro cade e si fa male. Lo disinfetto e subito dopo arriva un’altro che ha l'alluce del piede destro fasciato con un pezzo del sacchetto di plastica. Glielo tolgo e inizio a medicarlo e poi gli metto i cerotti. Sono felicissimi e sorridenti.

Dopo un’oretta gli lascio e vado alla laguna blu, un posto meraviglioso, con l’acqua blu smeraldo e tutto intorno verde. Ci sono dei bungalow con solo il tetto per stare a rilassarsi all’ombra, me ne scelgo uno, leggo qualcosina e poi mi faccio i tuffi con la corda e dalla’albero di 10m. E’ proprio uno spasso.

Prossima destinazione sono le cascate, per strada trovo un francese che come me le cerca e decidiamo di trovarle insieme. Guidiamo su una strada panoramica e incontriamo bambini qua e la con i quali giochiamo.

Le cascate sono molto belle, peccato che li non arrivi più il sole, giusto il tempo di fare qualche foto e poi via che si va a vedere il tramonto dalla strada che abbiamo fatto. Ci fermiamo in mezzo alla strada e davanti a noi ci sono sagome di montagne e il cielo rosso. Stiamo una mezz’oretta in silenzio e poi ripartiamo super carichi di luce.

Stasera visto che ho saltato il pranzo mi faccio una cena di pesce molto buono per viziarmi. Spendo 5 euro, ma sono pieno.


i love you Laos


why not!?


mr.d


Vientiane

19 novembre 2010

Vientiane Vang Vien






Mi sveglio e sento già il bisogno di partire e spostarmi al nord, a Luang Prabang, ma non posso non fermarmi a Vang Vien. Si dice che per questa città c’è amore e odio da parte dei turisti.

Mi prendo il biglietto con partenza all’una e ho tutta la mattinata per vedermi la città, soprattutto quello che mi interessa cioè il mercato locale.

Sono pronto dopo una colazione a base di panino con la baguette e caffè laotiano. Qui finalmente trovo il pane, non è loro ma è stato importato grazie al colonialismo Francese.

Il mercato è meraviglioso, sono l’unico bianco in mezzo a migliaia di persone, non passo inosservato e molti mi sorridono e si lasciano fotografare.

Quì è tutto un delirio e le cose nuove da vedere sono infinite. entro nei vicoli strettissimi e bui, pesci che saltano dalle vasche, cavallette fritte e frutta e verdura stranissima. Non è il posto migliore per fotografare e anche le parole per descrivere il tutto non riesco a trovarle.

Ormai è giunta l’ora per partire, sul pulmino siamo in 4 backpacker, ma in un attimo l’autista fa salire altre persone locali e siamo full.

Per fare i 140km ci mettiamo 5 ore, non riesco a chiudere gli occhi, il paesaggio che mi circonda è surreale, metto via anche il libro e incollo il naso al finestrino.

Arriviamo a Vang Vien prima del tramonto, ho il culo distrutto e male alle mani a forza di tenermi per non saltellare durante il tragitto movimentato. Diciamo che viaggiare in Laos è una buona palestra, mi fanno persino male gli dominali.

La guest house è un pò fuori dal centro, per mangiare faccio una passeggiata di 5 minuti e fuori da un locale c’è un’australiana che mi rimorchia con il suo free shot di Tiger Lao ( un whisky non male ).

Mi siedo e ordino da mangiare, la ragazza continua a versarmi bicchieri tutto il tempo, all’ottavo le dico stop e da lì non l’ho più vista. Anche perchè il locale, come tutti gli altri si riempito di giovani australiani, canadesi e americani in cerca di sballo e



why not!?


mr.d